Informazioni personali

La mia foto
Rho, Milano, Italy
Mi propongo di far conoscere realtà che non piacciono, sono scomode e infastidiscono per la loro crudezza.Vorrei che ognuno di noi si interessasse agli altri anche se distanti.

domenica 26 giugno 2016

Brexit

Mi è parso necessario affrontare la questione Brexit e sospendere per un attimo gli articoli sull'Africa. Ho la fortuna di avere un padre che si intende di economia e dopo 3 giorni di conferenza massacrante mi ha mandato una mail con una breve analisi che non ho intenzione di cambiare. Ringrazio L'ingegner paolo Menossi per la disponibilità e l'affetto che ha per me.  Spero che vi lasci soddisfatti

Gentili lettori,
da una posizione privilegiata prima di Amministratore Delegato di una multinazionale e oggi di consulente, che da quarant’anni opera nel manifatturiero italiano a diretto contatto con gli imprenditori e partecipa costantemente a importanti conferenze nazionali e internazionali, esprimo alcuni commenti a caldo sul Brexit.
Tali commenti raccolgono mie valutazioni tarate anche secondo pareri di eminenti analisti nel corso di un interessante dibattito avuto ieri sull’argomento.
Premettiamo che la Gran Bretagna non ha voluto entrare nella moneta unica europea (Euro) e ha sempre manifestato l’idea che non avrebbe mai approvato e tantomeno partecipato a un’unione politica, che è il solo e vero presupposto di una Europa unita (o Stati Uniti di Europa) per fare una similitudine con gli USA.
Premettiamo anche che la vittoria LEAVE su REMAIN è stata molto stretta di misura, ma per fascie nette e distinte. Per LEAVE gli anziani e il centro Inghilterra, per REMAIN Londra City, Scozia e Irlanda.
Questo la dice già lunga su come abbiano influito emozioni o ragione. Le emozioni popolari di un ritorno al vecchio e glorioso se non addirittura coloniale United Kingdom, hanno di stretta misura prevalso sulla ragione dell’industria, della finanza e dei giovani proiettati in un EUROPA unita, la sola in grado di confrontarsi con le imponenti realtà esistenti quali USA e CINA, o possibili emergenti quali INDIA.
La pancia della vecchia Inghilterra ha prevalso cavalcando l’onda della paura dell’immigrazione, non solo di quella extra comunitaria, ma soprattutto di quella del resto dell’Europa.
Le ragioni vere e profonde sono invece rappresentate dal rifiutare una possibile futura unione politica e legislativa/governativa e nell’immediato un giusto rifiuto dello strapotere tedesco.
Purtroppo una stretta e ben identificata maggioranza di inglesi ha scelto di uscire dall’Europa invece di combattere per un cambiamento e per il futuro di una Europa Unita.
Abbiamo subito visto le reazioni dei mercati. Nonostante ci vorranno almeno un paio di anni per fare questo difficile percorso a ritroso, in un giorno le Borse hanno bruciato quasi il 10% e la Sterlina ha perso un analogo valore sul Dollaro.
Le difficoltà anche pratiche di questo percorso sono enormi. Dai permessi di soggiorno, forme di lavoro e pensioni, dei numerosi lavoratori europei in Gran Bretagna (500.000 solo a Londra) e viceversa degli Inglesi che lavorano in Europa ( financo negli uffici europei di Bruxelles). Per non parlare degli studenti stranieri (Erasmus) che sono numerosi quanto gli inglesi.
Tornando alla svalutazione, non è una cosa da poco. Chiedetelo a tutti gli operatori internazionali che devono ricevere pagamenti in sterline e si ritrovano ad aver perso il 10% del valore che aspettavano, per beni venduti o servizi prestati. Non credo siano contenti e presteranno ben attenzione nelle prossime vendite (che tra l’altro saranno ben poco remunerative per gli europei che vendono, o molto costose per gli inglesi che comprano).
Il valore degli immobili e delle proprietà in Inghilterra anche essi svalutati, i beni o materie prime che si devono comperare più costosi … e così via. Ma non soffermiamoci su cose così ovvie, come sul fatto che sarà invece favorita l’esportazione di merci prodotte in Inghilterra o meno costoso un viaggio in quel Paese.
Vedremo in un prossimo futuro, a seconda del tipo di bilancio nel rapporto col Mondo Esterno che l’Inghilterra stabilirà, vantaggi e svantaggi.
Una cosa è sicura: le probabilità di una recessione interna sono altissime, e questa non è mai una bella cosa, portando impoverimento e disoccupazione.
Altra possibile conseguenza pesante per il Regno Unito, è che rischi di non essere più tale se le velleità separatiste ed europeiste di Scozia, Irlanda e magari Galles riusciranno ad andare in porto.
Inoltre per fronteggiare questa situazione, non hanno nemmeno un Governo stabile che possa agire prontamente e unitamente, in quanto Cameron si è dimesso.
Del resto era un atto dovuto data la sua piena responsabilità di aver permesso (se non addirittura promosso, con l’idea di rafforzarsi) un tale folle referendum. Folle per l’eventuale possibile risultato di LEAVE che ha avuto, ma folle anche perché non si può e non si deve dare a un referendum popolare una responsabilità che è e deve essere del Governo (democraticamente eletto dalla popolazione anche perché prenda queste decisioni a seconda di avvedute valutazioni economiche e politiche che lui solo è in grado di fare).
Detto quanto sopra, cerchiamo di analizzare le conseguenze di una Europa senza Inghilterra, data la scelta dell’Isola.
Gli scenari sono diversi a seconda che certi effetti domino si verifichino o no.
Il primo è economico/valutario. La reazione immediata è stata molto negativa, con crollo di borsa e sterlina, come detto all’inizio. Bisognerà monitorare attentamente l’evoluzione nei prossimi giorni.
I recuperi sono probabili, il rischio è che come spesso avviene in queste situazioni, il recupero sia minore della perdita…e così via per cicli successivi, portando a un consolidato impoverimento e a una possibile recessione, anche in Europa quindi e non solo in Gran Bretagna, o quello che resterà di lei.
Purtroppo il rischio che a pagare colpe di una politica egemonica tedesca e di una rinuncia e uscita inglese siano altri stati membri quali Grecia, Spagna e Italia, economicamente più deboli e indebitati, è molto alto.
Non sottovalutiamo poi l’effetto disgregante per l’Europa di imitazioni da parte delle crescenti frange euroscettiche Lepeniane, Salviniane e così via. Non credo possano prevalere, ma creeranno molto disturbo e confusione.
Essendo impossibile fare previsioni realistiche così a caldo, in quanto dobbiamo vedere come i Mercati e i Governi interessati reagiranno, mi limiterei a dire che sarà molto importante vedere quale sarà la reazione della Germania, attore principale in Europa, non solo per la più numerosa popolazione, ma soprattutto per la sua di gran lunga più forte economia.
La Germania è come già detto anche in parte responsabile di quanto è successo, avendo imposto troppo la sua visione di Europa e le sue regole (valide e favorevoli alla sua economia forte, non altrettanto per altre economie più deboli e fortemente indebitate).
La Gran Bretagna, altra economia in salute (e quindi la sola che poteva permettersi di rischiare una uscita, anche se potrebbe finire per rimetterci molto), forte anche della sua Finanza e non volendo sottomettersi ai dictat tedeschi, ha operato come reazione questa scelta dirompente.
A questo punto la Germania dovrebbe mettere a frutto la lezione permettendo se non favorendo la crescita dell’Europa senza Gran Bretagna nel suo complesso (Europa di cui anche lei ha fortemente bisogno per le sue esportazioni), e questa è la visione ottimistica.
Potrebbe anche sentirsi ancora più forte, non più contrapposta dalla Gran Bretagna e ormai non più dalla indebolita Francia, e rafforzare ancora la sua egemonia, portando l’Europa agli Stati Uniti di Germania, che sarebbe la fine della Europa stessa. Questo è lo scenario pessimistico.
Sul piano oltre Oceano è chiaro che gli Stati Uniti hanno bisogno ( e Obama lo aveva detto chiaramente a Cameron ) di un Europa forte come alleato e partner di scambio, quindi tiferanno e si daranno da fare nei limiti del possibile e senza ovviamente interferire nelle nostre politiche, per questa soluzione.
Questo è lo scenario, a voi trarre ulteriori considerazioni.

Ing. Paolo Menossi
Global Consulting Team Srl, President

domenica 19 giugno 2016

Quando Ho Smesso di Amare i Diamanti-I Parte

Diamonds in the Hand. Photographer Eva Menossi
Quando sono arrivata a Koidu (capitale del distretto di Kono) ho trovato una città immersa nella polvere, secca, arida. Ho cercato un hotel e ne ho trovato uno in centro proprio davanti a un mercatino, dove le donne fanno da mangiare per strada e cucinano frittelle e ti danno quelle loro bevande tipiche piccanti (in Sierra Leone tutto è piccante). Sotto c'era un bar, di quelli che si trovano lì, con la birra calda perché la corrente spesso non c'è, ma si parla con tutti. Mi faccio un giro per le strade polverose: non trovo altro che cambiavalute, negozi che prezzano diamanti gestiti da libanesi. Persino i piccoli supermarket sono di proprietà dei libanesi.
Ma io sono lì per altro. Mi interessa capire come le persone sono tornate a vivere dopo la guerra.
Ovviamente molti erano scappati, altri avevano dovuto lavorare come schiavi per i ribelli e io voglio capire ora com'è la vita lì.
In quello che ormai chiamo il mio bar riesco a ottenere il nominativo di un reverendo che mi promette di farmi conoscere la storia di Koidu dopo la guerra. Mi avverte che sarà pericoloso. Ho tolto i nomi degli intervistati anche se un maestro ha insistito affinché lo mettessi, perché dichiarava di dover dare l'esempio ai suoi allievi e nessun uomo che si nasconde dà l'esempio.
Fondamentalmente l'intervista che riporto tratta la storia post-bellica di Koidu, di come le persone siano state espropriate delle loro case e dei loro terreni e di come alcuni siano morti in proteste contro le multinazionali per riavere le loro case.
Alcune foto da me scattate sono state fatte da una moto in corsa perché lì le multinazionali sparano., ed è più facile mirare un bersaglio fermo che non in movimento. Ma procediamo con la storia...
Le interviste sono due, preferisco procedere con ordine.Qui pubblicherò la prima, svolta con un maestro e attivista.
 Raccontami che cosa è successo dopo la guerra. Quando le multinazionali sono arrivate qua?
Track of Saudi Arabia. Photographer Eva Menossi
Io sono andato via durante la guerra e sono tornato solo dopo ed è stato allora che sono arrivate le multinazionali. Vedi le multinazionali in realtà avevano già un un contratto sotto il regime di Valentine (Velntine Strasser, presidente della Sierra Leone dal 1992 al 1996), quindi effettivamente non è proprio iniziato tutto con la fine della guerra civile. Così come i ribelli le multinazionali sapevano bene che dovevano avere accesso alle risorse del paese, in quanto questa è una zona strategica.
Puoi dirmi i nomi delle compagnie che operano qui?
Si certo. Si tratta della Koidu Limited, la Koidu Holding e la Brunch Energy. Queste compagnie sono arrivate qui e hanno fatto accordi col governo e con il sindaco di Koidu, prendendo molte terre, specialmente delle persone che sono scappate a causa della guerra. Essendoci pochi controlli e il governo corrotto non è stato difficile per loro stipulare un accordo, tra l'altro favorito dal governo britannico per l'esportazione di diamanti. Nel 2002, alla fine della guerra le compagnie furono velocissime a tornare.
La popolazione è tornata nel 2004, ma le 3 compagnie che ti ho citato avevano già concluso l'accordo nel 2003 e nel 2004 sono iniziati i problemi, in quanto queste hanno espropriato terreni illegalmente. Io da quel momento ho iniziato scattare fotografie per aiutare le persone, per mostrargli com'erano veramente le cose e fargli capire che avevano ragione ad arrabbiarsi perché volevano la loro proprietà e i loro diritti. Ci fu una prima manifestazione, dichiarata illegale dalle compagnie. 
E cos'è successo?
Attraverso questa manifestazione il governo ha elargito un milione di leoni (pari a 330 euro) perché la gente si calmasse e non ci sono stati morti , ma la gente non era contenta nonostante fosse iniziata la costruzione di nuove case, in quanto non c'erano nè alberi nè risorse nè tanto meno acqua disponibile nei dintorni delle nuove case e inoltre erano molto distanti dalle scuole. 
Ma qualcosa di buono queste compagnie avranno fatto? Avranno dato lavoro alla gente locale.
No, non assumono persone di qui, si portano i loro operai e i loro esperti che vivono nel cantiere. 
Così nel 2007 c'è stata una seconda manifestazione, in tutto saranno state 300 persone, non era nemmeno bene organizzata, infatti la gente si è aggiunta pian piano. Le compagnie non hanno mai avuto un buon rapporto con noi, in quanto sapevano che le persone avevano capito che si stavano prendendo gioco di loro. Come in Sud Africa c'è stato l'apartheid noi abbiamo vissuto una sorta di segregazione da parte loro. 
Nel 2007 noi volevamo le nostre case e la nostra terra, ma ormai avevano già iniziato ad utilizzare l'esplosivo e il vecchio terreno non era più disponibile.
Le persone non accettavano di vivere nei nuovi terreni aridi e così hanno iniziato a ribellarsi e così le compagnie hanno iniziato a uccidere. Pensa che i diamanti che sono estratti qui sono gli stessi che puoi comprare a Milano. 
Senti ma chi è stato a iniziare a uccidere?
La Koidu Holdings che è una compagnia che opera in tutto il West Africa, è una società americana, anche se attualmente ne è proprietario un ebreo.
Raccontami che cosa è successo?
Durante la manifestazione è arrivato un veicolo proveniente dal Sud Africa (vedi l'articolo I Diamanti di Kono) pieno di uomini armati, questi hanno iniziato a sparare sui manifestanti e una persona è stata uccisa proprio vicino a me. In tutto ci sono stati 2 morti. la Commissione di Inchiesta che ha indagato su questi omicidi è rimasta chiusa per 7 mesi. E' stato un peccato, in quanto era stato stanziato molto denaro per l'inchiesta ed era una grande opportunità. 
Come è andata a finire questa inchiesta?
Sono arrivati molti avvocati qui a Koidu e vi sono rimasti per settimane, poi l'inchiesta si è trasferita a Freetown. Infine è stato stilato un documento in cui vi erano una serie di cose da fare, tra cui il risarcimento ai familiari delle vittime. Questo documento è stato successivamente esaminato da un'altra commissione indipendente. Dopo tutto ciò, però, non è stato fatto nulla e i familiari delle vittime non hanno avuto alcun risarcimento. 
Ci sono stati 10 feriti e 2 morti di cui uno dei due aveva 3 bambini.
Ma per quale motivo è stato fatto tutto questo? Non riesco a capire.
Perché le compagnie non vogliono che questi territori siano abitati dai locali, motivo per cui espropriano i terreni e osteggiano la costruzione delle case, insomma: considerala una forma di colonialismo. 
Commemorative Plaque of Momoh. Photographer Eva Menossi.
Noi non lavoriamo per loro, come ti ho detto, a parte pochi e infatti quei pochi hanno dei buoni salari, invece gli altri non arrivano a fine mese.
Raccontami cosa è successo in seguito.
Dunque nel 2012 c'è stata un'altra manifestazione con altri morti, sempre da parte della stessa compagnia e la situazione non si è evoluluta da allora. Se vai a Bengasi (quartiere di Koidu) vedrai che non hanno acqua perché hanno smesso di consegnarla. Molti bambini hanno smesso di andare a scuola perché o sono troppo lontani o non hanno i soldi per la retta. I 3 figli di Momo Sa (uomo morto in manifestazione e molto popolare nel luogo) sono in questa situazione. Anche la produzione di diamanti contribuisce a inaridire il terreno. 
Com'è la vita nei cantieri?
Beh non delle migliori. Ci sono stati incidenti: un uomo ha perso 3 dita e non è nemmeno stato ricoverato in ospedale, questo lo dico per farti un esempio. 
Comunque la mia percezione è che ci sia una forma di colonialismo economico. le compagnie minerarie non pagano nemmeno le tasse. I volti delle persone sono cambiati in questo paese, perché c'è una guerra economica in corso, non so che fine farà questo paese e sono francamente spaventato e preoccupato per il futuro dei nostri ragazzi.
Mio fratello è morto durante la guerra. Questa è la situazione! I ribelli in Kono controllavano qualunque cosa e sono arrivati fino a Freetown, benché la zona strategica da controllare sia questa.
Molti ex-combattenti ora sono nella polizia perché il governo gli ha dato un'opportunità, in quanto molti erano ancora bambini., mentre alcuni dei generali sono stati messi in prigione per le vittime.
Ma come è possibile tutto questo?
Vedi in Africa le vittime sono soltanto vittime. Qualcuno ha dato 50 $ o 100$ di risarcimento, ma le vittime sono rimaste vittime  e ora nessuno li aiuta.
Qui abbiamo anche oro e uranio. So queste cose perché sono vissuto qui. Il nostro paese non si sviluppa e le materie prime sono costantemente esportate, non abbiamo industrie , ma penso che un paese si sviluppi per l'educazione di una classe di tecnici, che serve a raffinare questi materiali.
Ora qui arriva gente dal Qatar, dall'Arabia Saudita ma non danno possibilità alla Sierra Leone.
Grazie ora proseguirò le mie interviste.
Stai attenta mi raccomando.






giovedì 16 giugno 2016

I Conflict Diamond di Kono- II Parte

Ruf's Fighters
Nel precedente articolo ho raccontato come il commercio lecito e illecito dei diamanti abbia influenzato la politica del paese e di come le "big companies" ovvero le multinazionali si siano inserite nell'economia della Sierra Leone, influenzando la vita delle popolazione.
Ma che ruolo hanno avuti i diamanti nella guerra civile?
Come già scritto la guerra civile in Sierra Leone inizia nel 1991, data che coincide con l'occupazione della zona di Kono (così mi è stato detto dagli abitanti).
Il RUF (Revolution United Front) sfrutta la mano d'opera locale per l'estrazione dei diamanti, scacciando i mercanti libanesi, ma è solo dal 1995 che si instaura un vero e proprio commercio creando persino una propria compagnia mineraria: la RUF Mining Ltd. Attraverso questa compagnia il RUF , in quella zona comandato dal generale Sam Bockarie, meglio noto come "Maskita", può continuare il traffico con i commercianti europei. L'interesse del RUF per i diamanti nasce dal fatto che molti di loro prima della guerra erano minatori illeciti (compreso Maskita) quindi conoscevano sia il valore delle pietre, sia il fatto che avendo in mano il distretto di Kono avrebbero tenuto in scacco l'intero paese. Il RUF nel suo commercio illecito coinvolse militari e membri del governo, in quanto i primi scambiavano le armi in cambio di diamanti mentre i secondi erano interessati a protrarre la guerra per poter accumulare una propria fortuna in diamanti che il RUF gli forniva per poter proseguire la guerra.
Gli sbocchi per il commercio dei diamanti erano la Guinea, la cui capitale Conakry era sempre stata punto di commercio informale di commercio per queste pietre. Il commerciante del RUF, si recava a Conakry  (sia via terra che via traghetto) dove incontrava il compratore che esaminava la merce e pagava direttamente con una valigetta d contanti che il venditore del RUF portava in banca per trasferirli su un conto cifrato a Copenaghen. Ovviamente i diamanti che arrivavano in Europa avevano certificazione guineiana e quindi non risultavano provenire da una zona di conflitto.
Ruf's Fighter
Il RUF è stato appoggiato da Charles Taylor, che tramite Talal el-Ndine (mercante libanese) distribuiva armi ai guerriglieri del RUF facendole provenire dall'Europa orientale. La zona area sovrastante la Liberia non era controllata da radar, quindi era facile tenere al sicuro dai controlli i propri aerei utilizzati per contrabbando di armi e diamanti. Sanjivah Ruprah, che avrebbe dovuto ufficialmente tracciare le rotte degli aerei, in realtà (essendo lui stesso un'azionista della Branch Energy-Kenya) favoriva il rifornimento di armi in Sierra Leone. Un altro uomo di spicco nel commercio illecito di armi e diamanti è un olandese: Van Kowenhoven, il quale metteva a disposizione i suoi hangar per nascondere gli aerei e utilizzava i suoi camion per trasportare le armi fino al confine della Sierra Leone dove poi la merce veniva consegnata a corrieri umani che con carichi che sfioravano i 100 Kg rifornivano il RUF di armi.
Una delle cose che ho trovato più interessanti è stato scoprire come Van Kowenhoven facesse atterrare i velivoli Burkina-Faso sotto il regime di Blaise Campaorè. Sapevo che negli ultimi anni della sua presidenza Thomas Sankarà (eletto presidente dal 1983 al 1987, anno della sua morte avvenuta per mano dello stesso Campaorè) avesse rifiutato a Taylor l'appoggio del suo paese al golpe poi riuscito di quest'ultimo. Mi domando ma che ruolo ha avuto Blaise Campaorè? e mi dico certa che uno dei motivi della morte di Sankarà fu proprio la volontà di non appoggiare quello che Taylor stava facendo in quegli anni (torna in Africa nel 1985 per andare ad addestrarsi in Libia).
Trovo sempre incredibile scoprire come nella politica internazionale le situazioni siano sempre più complesse di come le possa immaginare. Ma ad alcune domande non ho ancora trovato risposta.



venerdì 27 maggio 2016

I Conflict Diamond di Kono- I Parte

Workers in Diamond Mine.
Molto è stato detto e scritto sui cosiddetti "blood dimond", tanto da spingere il regista Edward Zwick a girare il film "Blood Diamond.Diamanti di Sangue" con Leonardo Di Caprio, che riscosse un notevole successo.Vi è una distinzione importante da fare che quasi nessuno conosce tra "illegal diamond" ovvero diamanti esportati illegalmente e "conflict diamond" che oltre ad essere illegali vengono utilizzati per finanziare guerre.  Per questo motivo mi sono recata a Kono, città della Sierra Leone dove si trovano i giacimenti dimantiferi del paese, i quali hanno giocato un ruolo fondamentale durante la guerra civile (1991-2002), svolta in gran parte sotto la presidenza di Valentine Strasser (1992-1996) contro il RUF (Revolutionary United Front) guidato Foday Sankoh , sostenuto da Charles Taylor.
Ma torniamo alla nostra storia dei diamanti e ripercorriamola insieme...
Già nel 1935, quando ancora la Sierra Leone era una colonia britannica (ottenne l'indipendenza il 19 aprile 1971), ci fu una concessione a una delle branche della De Beers Consoliteted Mines Ltd (tutt'ora la De Beers attraverso la Central Celling Organization controlla il 50 % del mercato mondiale dei diamanti) che già operava a Kimberley (non per nulla molti abitanti di Kono hanno ribattezzato la città Kimberley).
Diamond's Research
Dopo il secondo conflitto mondiale, i reduci che fecero ritorno in Sierra Leone si resero conto del valore dei diamanti e abbandonarono la De Beers, la quale deteneva il monopolio di estrazione nel paese per andare a lavorare in proprio e cercare diamanti nei fiumi (cosa che tutt'ora viene fatta) lasciando le campagne, creando una situazione che mandò in  carestia il paese. Era chiaro che la condizione non poteva durare ancora per molto. Il governo prese allora misure coercitive per evitare che le persone si trasferissero a Kono abbandonando le campagne, ma molti corrompendo le autorità locali riuscirono comunque a prendere la residenza lì: addirittura si stima che nel 1956 si arrivò alla cifra di 75000 minatori illegali. La De Beers per poter competere con il commercio illegale iniziò a comprare i diamanti direttamente nella giungla: per questo compito furono scelti commercianti libanesi: meglio accettati dalla popolazione del luogo. Tutt'ora quando ho visitato Kono i maggiori alberghi , ristoranti e negozi di valute di diamanti sono gestiti esclusivamente da libanesi.
I libanesi inoltre si occupavano della manutenzione degli impianti di estrazione e si facevano dare tangenti dai minatori illegali per permettergli di comprare gli attrezzi di lavoro utilizzati nella ricerca di diamanti.
Nel frattempo con il colpo di stato di Siaka Stevens che detenne il potere dal 1971 al 1985, il quale mantenne il potere in maniera dittatoriale nonostante la proclamazione della Repubblica nel 1978, si cambiò anche la gestione dell'importazione dimantifera attraverso la fondazione dell' NMDC (National Diamond Mining Company) compagnia che nazionalizzava il settore ma che di fatto mantenne gli stessi rapporti con la De Beers e gli uomini d'affari europei. I cercatori di diamanti illegali furono messi sotto stretto controllo e i mercanti libanesi presero potere avendo nuove licenze che gli permettevano di operare sia nel settore legale che illegale.
EO' s Soldiers
Dal 1985 al 1992 la presidenza passò nelle mani di Joseph Saidu Momoh, che decise di introdurre nel settore aurifero e dimantifero 3 nuove aziende, considerate "junior" di origine  canadese: la Rex Diamond, AMCan Minerals e la Branch Energy di cui sentiremo parlare in seguito, quando tratterò la condizione delle persone che vivono a Kono oggi.
Nel 1992 Valentine Strasser fece un colpo di stato prendendo il potere peggiorando la guerra già in corso contro il RUF. L'esercito non poteva più garantire la sicurezza dei giacimenti e del paese: per questo Strasser (chiamato dalla gente semplicemente Valentine) si rivolese alla Sandline Internetional e all'EO (Execitives Outcomes) , compagnia di sicurezza sudafricana fondata da Eeben Barlownel 1989 (altra organizzazione di cui si parlerà nella seconda parte e terza parte dell' articolo), la quale riuscì a riprendere la zona di Koidou (capoluogo del distretto dove si trova la città di Kono) avendo in cambio i diritti di sfruttamento delle risorse diamantifere che rivennero rivendute alla Branch Energy.
Con un colpo di stato militare, estremamente sanguinoso di Julius Maada Bio che ottenne la presidenza per pochi mesi, Ahmed Tejan Kabbah (1996-1997), divenne il nuovo presidente della Sierra Leone attraverso libere elezioni, ma dopo solo un anno ci fu un nuovo colpo di stato da parte del militare Johnny Paul Koroma. Questo spinse l'ONU a emettere la risoluzione 1932 che vietava l'esportazione di armi in Sierra Leone, ma la risoluzione fu facilmente aggirata da uomini britannici di fiducia di Kabbah per continuare a rifornire la Sandline di armi in cambio di diamanti (da sempre utilizzati sia dal governo che dal RUF per pagare armamenti).Vorrei fare un appunto che sarà in seguito importante: il rapporto tra compagnie diamantifere e forze di sicurezza private è sempre stato presente nel paese, in quanto l' esercito nazionale non è mai riuscito a garantire la stabilità.
Non è che per caso i militari sierraleonesi

martedì 24 maggio 2016

Le Stragi di Beni. *Per la crudezza delle immagini la visione è consigliata ad un pubblico adulto

La prima volta che ho visitato l'RDC (Repubblica Democratica del Congo), non mi sarei mai aspettata quello che davvero poi mi trovata a vivere. A Kinshasa la criminalità è dilagante e nel resto del paese si trovano zone di rivolta specialmente nella parte est del paese. Anche al di fuori del Kivu dove è in corso la cosiddetta "guerra del Coltan", secondo conflitto più sanguinoso dopo la Seconda  Guerra Mondiale che ha provocato all'incirca 6 milioni di morti (nessuno sa effettivamente quante persone siano morte nel conflitto, in quanto spesso i cadaveri vengono sepolti in fosse comuni), si trovano bande di ribelli che assaltano e uccidono persone lungo la strada, questo avviene finanche al distretto di Kisangani.
La terza volta in RDC, invece visitai le zone di guerra più pericolose nel Nord Kivu. Le bande di ribelli sono molte, ma in questi giorni c'è stata una recrudescenza di attacchi dalle parti di Beni e zone limitrofe (fino a 40 km dalla città) da parte di un gruppo di ribelli ugandesi, che da aprile hanno iniziato una strage quasi sistematica della popolazione. Come tutti i gruppi ribelli ci sono momenti di relativa quiete alternati da periodi di massacri. Tutti giorni vengono uccise intorno alle 20 persone e nemmeno i soldati dell'ONU vengono risparmiati. L'amico che mi ha concesso l'intervista mi ha chiesto di non citare il suo nome o di cambiarlo, ne di parlare del luogo in cui vive. L'altro ragazzo congolese che lavora a Beni e mi ha fornito le immagini scattate col suo cellulare mi ha chiesto altrettanto.
Le immagini sono estremamente crude ed è consigliata la visione ad un pubblico adulto. Le foto (non di alta qualità) risalgono a una strage compiuta 20 giorni fa, ma rappresentano ciò che in quella zona avviene ogni giorno e che io stessa mi son trovata a vedere.
Ma procediamo con l'intervista..
Ieri mi dicevi che ci sono stati 22 morti a Beni (Kivu) e una relativa manifestazione a Kinshasa, Potresti parlarmene meglio?
Beni's Massacre
Dal 2014 a oggi nella regione di Beni e Lubero  si contano almeno 1000 persone uccise in un modo brutale con machete e varie armi bianche e ancora non si  sa chi sia il responsabile, ma tutti dicono che siano i ribelli di ADF/Nalu (Allied Democratic Forces, Nalu è la regione ugandese di provenienza del gruppo). Le ADF/Nalu, sono un gruppo Ugandese che opera in Nord Kivu. 
Come mai i ribelli sono Ugandesi?
Loro sono stati scacciati da Museveni (presidente ugandese) e sono fuggiti in Congo dal 1995, sono un gruppo musulmano e fanno un 'esportazione illegale d'oro, coltan e legno ed è per questo che uccidono le persone. Cercano di far paura alla popolazione in modo che se ne vadano lasciandogli il territori. Anche loro vogliono avere uno spazio, in quanto non possono tornare in Uganda.
C'è qualche connessione con la politica secondo te?
Materialmente non ci sono prove, ma guardando la situazione una persona si domanda perché l'esercito congolese non intervenga. Ci viene spontaneo pensare che esista una complicità, inoltre la MONUSCO (Mission de l'Organisation de Nations Unies pour la Stabilisation de la Republique Democratique du Congo, ovvero la missione ONU in RDC) ha chiesto una collaborazione al governo congolese per combattere i ribelli dell' ADF/Nalu, ma loro non hanno accettato, con la scusa che il loro esercito può rendere Beni una zona sicura senza aiuti. Per questo si pensa che ci sia una collusione tra governo, esercito e ribelli, in quanto l'esercito non interviene, come ti ho detto prima: il governo usa questa scusa della guerra per non organizzare le elezioni e il motivo è anche economico, in quanto c'è di mezzo l' esportazione di minerali in questa zona. 
Ma cosa ci guadagna il governo congolese dalle esportazioni illegali?
Non tutto il governa ma solo alcuni dei suoi esponenti. Si dice che Kabila (attuale presidente congolese) sia colluso con il governo ugandese per l'esportazione mineraria. Considera che le armi dell' ADF/Nalu sono fornite dall'Uganda. Ovviamente questo è quello che tutti sanno, ma non ho prove materiali. Quello che stupisce molto e l'inazione della MONUSCO , perché hanno armi, esercito e tutti i mezzi per proteggere la popolazione, ma non lo fanno. Secondo la percezione della popolazione la MONUSCO ha perso credito, in quanto sarebbero lì a proteggere le persone  ma non lo fanno.
Inoltre sono stati visti alti ufficiali dell'esercito congolese nelle zone dove opera l'ADF/Nalu, che obbedivano direttamente a Kabila, quindi c'è addirittura il sospetto che i massacri siano ordinati da Kinshasa. Molte persone che compiono le stragi hann l'uniforme dell'esercito congolese (cosa che ho personalmente visto quando sono stata in Kivu).
Quindi pensi che sia collusa anche la MONUSCO? Durante il mio ultimo viaggio sono riuscita a recuperare un documento con nomi e cognomi di generali congolesi "rossi"( per generale "rosso" si intende una persona che ha violato diritti umani per i protocolli ONU) che ora collaborano con la MONUSCO.
Vedi il fatto è che  per esempio il 3 maggio 2016, 19 persone sono state uccise a 300 metri alle basi dell' esercito congolese e MONUSCO a Beni, ed è naturale chiedersi come questo sia possibile?
Alcune persone sopravvissute  a una delle stragi hanno raccontato di aver avvisato la MONUSCO della presenza di ribelli nella giungla e la MONUSCO non ha mosso un dito. 
Vedi la MONUSCO ha bisogno di restare in Congo e di prolungare la guerra, in quanto è sia coinvolta sia nel traffico di minerali che di armi, questo almeno secondo "L'Organizzazione dei Diritti Umani" (NGO congolese)..
Ieri parlavamo di come è adesso il Congo sotto elezioni e tu mi hai detto che probabilmente non si terranno più nel dicembre 2016. C'è molta repressione verso gli oppositori? La stampa è libera?

Beni's Massacre
No! Diciamo che adesso la situazioni è un pò "tesa" . Joseph Kabila è alla fine del suo secondo mandato e secondo la Costituzione congolese lui non può più ripresentarsi alle elezioni. Ma ogni volta che qualche membro dell'opposizione o membri di altre organizzazioni lo dicono, questi vengono sistematicamente arrestati e imprigionati. Ora non ha ancora cambiato la Costituzione, ma tenta con tutti i mezzi di cambiarla a suo vantaggio. I partiti di opposizione ovviamente non lo accettano, quindi fino ad adesso Kabila non è ancora riuscito nel suo intento, ma ogni cinque anni, quando ci devono essere le elezioni e sistematicamente il governo dichiara di non avere soldi per poter indire le elezioni. Kabila ora ha aperto un dialogo con l'opposizione per discutere su come prolungare il suo mandato per altri 2/3 anni anche se la cosa non è ben chiara, in quanto per il momento  questo dialogo non è ancora iniziato. I partiti di opposizione non vogliono partecipare in quanto, la Costituzione è chiara ed è altrettanto chiaro che l'intento della manovra di Kabila: ha bisogno del tempo necessario per poter fare un censimento della popolazione e potere inserire i nuovi maggiorenni per poter poi brogliare alle elezioni inserendo i loro nomi tra i votanti. La Commissione Elettorale sostiene che ci vorranno 17 mesi per poter svolgere questo censimento. 
Per quanto riguarda la stampa, Kabila non accetta che vengano espresse opinioni o critiche contro di lui, quindi non si può certo dire che la stampa sia libera. Per esempio le televisioni e le radio private vengono chiuse ogni giorno. Mi ricordo che un mese fa ho scoperto che hanno sospeso la stampa di alcuni giornali. I giornalisti indipendenti sono naturalmente arrestati e incarcerati. Considera che la nostra radio nazionale la RNTC (Radio Nationale et Television Congolaise), che è come qui la RAI, non può trasmettere programmi in cui si cita l'opposizione, bensì soltanto quelli favorevoli al governo: ti rendi conto quanto i media siano al servizio del potere e di Kabila?
Infatti ieri mi dicevi che volevi tornare nel distretto di Kisangani per settembre, ma non ne sei sicuro, per paura di non poter più tornare.
Vedendo la situazione attuale c'è il rischio che la situazione peggiori ulteriormente fino a una rivolta popolare. Ho paura che avvenga la stessa cosa che è successa nel 2014 in Burkina Faso contro il presidente Blaise Compaorè, quando questo ha tentato di cambiare la legge elettorale in suo favore, proprio durante la riunione del parlamento volta alla modifica di tale legge e la popolazione ha invaso la Sede del Parlamento facendo interrompendo la seduta parlamentare. Sai il Burkina Faso è un piccolo paese e infatti la rivolta ha funzionato, in quanto Compaorè è scappato e si sono finalmente indette libere elezioni. Ma sai...in Congo la situazione è diversa, il nostro paese è molto più vasto, e poi siamo usciti da una guerra civile (seconda guerra civile del Congo detta anche Guerra Mondiale Africana durata dal 1998 al 2003) e temo che una rivolta in Congo potrebbe facilmente sfociare nuovamente in un'altra guerra civile.
Beni's Massacre
Comunque tornando alla tua domanda volevo farti una precisazione, io personalmente non ho paura della guerra civile e nemmeno di tornare a casa mia, la mia preoccupazione è un'altra: ovvero la situazione delle strade, in quanto se potessi prendere un'aereo diretto per Kisangani non avrei alcun problema. Ma io arrivo con l'aero da Kampala e da lì  devo prendere un bus attraversando la regione dei ribelli, quindi rischio di non poter magari entrare o uscire, se la situazione continua a peggiorare.
Senti un'ultima domanda: prima mi hai chiesto di non mettere il tuo vero nome e il luogo in cui vivi, per quale motivo?
Ti spiego, io sono un prete e appartengo a una congregazione che vieta di esprimere opinioni politiche in questo modo e rilasciare un'intervista. Per fare questo avrei avuto bisogno di un permesso scritto del mio superiore, quindi è se vuoi una forma di discrezione mia. L'altra motivazione, se vuoi ancora più importante risiede nel fatto che se il governo scoprisse che ho espresso opinioni del genere, sarebbe molto facile per loro risalire a me e uccidermi. Insomma mi creerebbe un pò di problemi.
Secondo te questa situazione prima o poi finirà?
Si, finirà perché la popolazione è determinata a far rispettare la Costituzione, anche perché nella percezione della gente la proroga delle elezioni significa fare un passo indietro. Diciamo che le masse popolari non lo sostengono più, in quanto non  ha realizzato le promesse elettorali da 10 anni a questa parte. Per esempio i gruppi ribelli che continuano a fare stragi, le scuole che non vengono costruite, le strade  non sono sicure, l'esercito è poco organizzato e non riceve uno stipendio adeguato (42$ al mese), c'è moltissima disoccupazione e potrei andare avanti quanto vuoi.
Ti ringrazio per l'intervista.
Figurati, nessun problema.

sabato 14 maggio 2016

Sierra Leone: dalle Origini dell'Indipendenza alla Guerra Civile

Essendo stata in Sierra Leone, mi pare impossibile poterne capire la situazione politica ed economica senza avere un'idea di come si sia evoluta la situazione in questo piccolo stato dell'Africa occidentale, senza conoscerne prima la storia. Personalmente mi sono basata su testi trovati in rete e materiale che ho comprato in loco non più edito. Ricordo quando a Freetown comprai "Sierra Leone: The agony of The Nation" di Abdul K. Koroma, e proposi il prezzo di 10$: i ragazzi che mi procuravano testi e video erano tutti ex-bambini soldato e non si capacitavano di come si potesse pagare un libro così tanto, in quanto loro mi avevano offerto la metà: ma la cultura ha un valore (almeno per me). Da questa serie di testi sono riuscita a farmi un'idea della guerra e delle sue cause.
La Sierra Leone fu un protettorato britannico fino al 27 aprile 1961, data in cui avviene il passaggio da paese membro del Commonwealth all'indipendenza ovvero il medesimo anno in cui il paese inizia a far parte delle Nazioni Unite. Le cose però non andarono per il meglio e quello che doveva essere un nuovo inizio portò con sé una serie di problematiche politiche mai risolte.
Ai tempi della dichiarazione di indipendenza il primo ministro era Milton Margai, il quale indisse per
Sir Milton Margai
la prima volte delle libere elezioni (17 aprile 1962), nelle quali il suo partito ovvero SLPP (Sierra Leone People's Party) le vinse con il 37.7%. Alla sua morte, avvenuta nel 1964 succedette il fratello Albert Margai, scelto dal governatore britannico più che dai cittadini. Qui si può chiaramente vedere come la cultura sierra-leonese si basi su un sistema di tipo familiaristico e clientelare e inoltre come l'ex-potenza coloniale britannica continuò a giocare un ruolo fondamentale anche a livello politico, oltreché economico, soddisfacendo appieno il canone della definizione di neocolonialismo. Una delle prime azioni politiche di Margai fu quella di favorire l'etnia Mende alla quale apparteneva.
Durante le elezioni indette nel 1967 vinse, però, l'opposizione guidata da S.Steven, a capo dell' APC (All People Congress): nonostante questo si verficò poco dopo un colpo di stato che costrinse quest'ultimo ad una fuga in Guinea. Un'altro colpo di stato da parte guidato dal sergente P. Gordon, trasformò il paese definitivamente in una dittatura richiamando dall'esilio nel 1968 Stevens come primo ministro.
Stevens fondò gli SSD (Siaka Stevens Dogs): un corpo paramilitare composto solamente da limba analfabeti (etnia a cui egli apparteneva) per proteggere se stesso e i suoi interessi. In breve Stevens divenne un dittatore a tutti gli effetti prendendo il comando delle forze armate e dichiarando lo stato di emergenza nel paese, in modo da poter avere una maggiore libertà di repressione. La situazione economica del paese sotto Stevens era disastrosa: non solo favorì le pratiche clientelari, ma distrusse attraverso la mancanza di fondi ogni tipo di istituzione statale.
La situazione non migliorò certo quando il comandante delle Forze armate Momoth prese il potere con la vittoria delle elezioni indette nel 1985, in quanto il potere restò di fatto in mano a Stevens che controllava la politica sierra-leonese  attraverso i suoi ministri che rimasero al loro posto, anche dopo la sua dipartita. Momoh ordinò comunque la cattura e la condanna a morte di Stevens in seguito a un fallito colpo di stato progettato da quest'ultimo avvenuto nel 1987.
Con la presidenza Momoh vi fu un dilagare di corruzione e a una quasi totale assenza di beni di base: quali corrente elettrica e acqua corrente. Gli intellettuali e chiunque ne aveva la possibilità emigrò all'estero sfruttando i proprio legami familiari: lasciando così un paese ricco di oro, diamanti e bauxite ma con un livello di vita incredibilmente povero.Il supporto di Momoh al presidente Doe durante la prima guerra liberiana combattuta da Taylor contro il governo non aiutò certo la situazione già precaria della Sierra leone.  Nel 1991 il Ruf ( Revolutionary United Front) guidato da ex-caporale dissidente chiamato Foday Sankoh, il quale aveva conosciuto l'ormai noto Charles Taylor nei campi di addestramento in Libia, entrava in Sierra Leone occidentale con un esercito formato da dissidenti sierraleonesi, mercenari del Burkina-Faso e combattenti liberiani, dando così avvio alla guerra civile che avrebbe insanguinato l'intero paese.

mercoledì 11 maggio 2016

Vivere con la Poliomielite Si Può!

Una delle tante piaghe della Sierra Leone è la poliomielite: malattia infettiva che colpisce soprattutto in età infantile, che spesso porta alla paralisi cronica agli arti inferiori.
In Italia il primo vaccino antipolio è stato introdotto nel 1957, mentre in Sierra Leone solo  nel 2011 attraverso il The Person with Disability Acts (che rende il vaccino gratuito ed usufruibile nelle scuole): motivo per il quale sono  numerose le persone che "armate" di stampelle si aggirano ad elemosinare per le strade di Freetown. 
Appena fuori la città di Makeni, situata nella zona centrale del paese, c'è una piccola residenza fondata da un medico svizzero, di cui mi fu detto solo il nome, probabilmente "inglesizzato".
Il dottor Harold si impegnò a costruire nel 2005 una residenza  per i malati e a dargli un occupazione in modo da potersi sostentare insieme alle loro famiglie.
L'appezzamento di terreno e la costruzione del centro  è costato 3,5 milioni di leoni (equivalenti a 380 euro), ed ricco di attività e laboratori dove le persone si applicano in lavori di sartoria, calzoleria e piccoli oggetti che poi rivendono in città grazie alle persone della famiglia. Il centro è stato costruito dalla gente del posto e raccoglie questi malati che provengono dalle strade di Freetown. I dottori portano medicine e visitano periodicamente il centro una volta al mese.
L'aria che si respira è molto allegra, le persone mi portano in giro a visitare il centro e sono circondata da numerosi bambini, mentre le donne si dividono i compiti tra il lavare i panni e cucinare riso con salsa piccante (piccantissima oserei dire). La situazione è buona: senza aiuti le persone riescono a vivere e a mandare i bambini a scuola. 
Non  mi sembra quasi vero di trovare una situazione così in Sierra Leone dopo quello che ho visto negli slum di Freetown, ma questa è la prova che le persone possono risollevarsi e avere una vita normale anche in situazioni di invalidità e in un paese dove la violenza e la miseria sono ampiamente diffuse.




mercoledì 4 maggio 2016

Voci dallo Slum

Monrovia's Slum. Photographer Eva Menossi
Avevo già parlato di come le persone vivessero negli slum ( http://silenceinchains.blogspot.it/2016/04/la-storia-di-sweety.html ) e di come fosse la sanità in West Coast ( http://silenceinchains.blogspot.it/2016/04/la-liberia-ai-tempi-dellebola.html ).
Durante le mie giornate malariche all'interno di South Beach (il secondo slum più grande di Monrovia) ho avuto modo di condividere anche quei momenti di "fratellanza" durante i quali ci si siede in cerchio e ci si passa crack e marijuana. Tra i vari membri dello stesso slum o di slum differenti, questi rituali sono utilizzati per pacificare liti e tensioni ed ovviamente non sono ad accesso libero, in quanto il significato simbolico del rito è l'accettazione all'interno di una comunità. Tutto quello che porta qualcuno viene condiviso (nel mio caso gli lasciai due pacchetti di sigarette).
Gli slum di Monrovia sono abitati più che altro da ex-combattenti o ex-bambini soldato, che dopo la guerra si sono trovati alla deriva. Dopo essere stati strappati alla famiglia attraverso modalità estremamente ricattatorie e cruente, alla fine del conflitto si sono trovati soli, con handicap fisici e psicologici, senza la possibilità di poter tornare nei loro villaggi, in quanto i legami sociali con il loro clan di origine erano stati recisi durante il reclutamento di questi ragazzi. Questo perché tra le modalità utilizzate per reclutare i bambini c'era il ricatto di uccidere i loro familiari: spesso la minaccia veniva accompagnata da amputazioni ai genitali o agli arti dei genitori, piuttosto che utilizzare quello che viene denominato "stupro per differita", ovvero la costrizione di violentare madre o sorelle sotto minaccia di morte, o ancora i guerriglieri di Taylor entravano nelle scuole e uccidevano chi si rifiutava di entrare nell' INPFL (Indipendent National Patriotic Ftront of Liberia). Questo avvenne sia in Liberia che in Sierra Leone con conseguenze devastanti sui legami familiari, in quanto questi bambini a guerra conclusa non potevano più essere riammessi nelle loro comunità, le quali sono l'unità base della società africana. Non c'è un posto dove andare ne dove tornare. Spesso i ragazzini entravano nei movimenti di guerriglia (erano molteplici) per salvare la loro la famiglia e a guerra finita si son trovati senza più niente, ma l'essere umano si adatta alle situazioni più dure e tenta di sopravvivere. Ho trovato nelle persone una grande voglia di raccontarmi e di rendermi partecipe della loro situazione, un chiedermi di denunciare la loro situazione e di dire come le NGO e le organizzazioni governative non facessero nulla per loro. Mi hanno chiesto supporto psicologico, mi hanno domandato ascolto. Non parlo di persone alla deriva che non vogliono prendersi cura di loro stessi, anzi, parlo di persone che tentano in ogni modo di sopravvivere e di stare meglio, di recuperare quanto hanno perso.
La cocaina segue percorsi particolari, in quanto per accedere agli USA deve compiere una rotta che parte dalla Bolivia dove viene coltivata fino alle frontiere messicane, mentre per l'esportazione in Europa la tapa obbligata sono le Isole Canarie, il Burkina Faso, la Liberia, la Sierra leone e la Guinea. L'import-export di cocaina è facilitato dalla corruzione dei governanti e dalla poca centralizzazione dello stato che non ha potere sui propri confini.
Gli abitanti della Liberia non hanno soldi per comprare cocaina, ma si devono accontentare del crack: sostanza di scarto del prodotto primo, estremamente nociva per il corpo (specialmente l'organo encefalico).
Ma torniamo alle persone che ho incontrato e a quella che è stata la mia esperienza tra di loro...dopo qualche giorno che bazzicavo lo slum sono stata invitata a uno dei loro riti i riconciliazione, durante i quali le persone hanno chiesto di raccontarmi la loro storia.
Io riporto una delle interviste che queste persone mi hanno concesso. Non conosco il nome di questo ragazzo, in quanto è ancora ricercato per crimini di guerra, ma racconterò quello che ha avuto da dirmi.

Ex-Children Soldier. Photographer Eva Menossi
Grazie per avermi accettata qui. Non voglio crack, ma se volete vi offro le mie sigarette. per favore parlate uno per volta se no non riesco a capire cosa dite.
Tu come ti chiami?
Non posso dirtelo, sono ricercato. Se vuoi c'è un pò di crack. Mi dai una sigaretta?
Grazie, il crack non lo prendo. Tieni pure il pacchetto e dividiamocelo. Raccontami un da dove vieni.
Ma guarda la mia è una brutta storia. Ho 28 anni e nella mia vita ho sofferto molto: sono nato a Tecano, un villaggio vicino a Monrovia e ora sopravvivo qui a South Beach, ma non ho un lavoro. Mangio e mi drogo, non ho un lavoro.
Hai partecipato alla Seconda Guerra Civile...Raccontami cos'hai visto, se ti senti.
Durante la guerra ho ucciso molte persone con la mia eke (pistola) quando avevo 11 anni. Io facevo parte di un gruppo che sosteneva Charles Taylor. quando la guerra è finita io sono tornato a casa ma la mia famiglia non mi ha più voluto.
Come sei entrato nelle milizie di Taylor?
Mi hanno semplicemente catturato. Quando i ribelli sono entrati nel villaggio hanno preso sei ragazzi tra cui me. Quando è finita la guerra la mia famiglia non mi ha più voluto lì e mi sono trasferito a Monrovia. Qui vivo di espedienti per potermi procurare sia il cibo che la droga. Io cambio dollari illegalmente sulla spiaggia per esempio e scippo. 
Sei sempre stato a Monrovia?
No, ho combattuto anche in Sierra Leone. ricordo molte persone morte, anche se  fare la guerra mi piaceva perché con Taylor eravamo degli uomini, e ora che cosa siamo? 

Mentre siamo lì interviene un'altra persona, anche lui seduto con noi, perché ormai siamo un "noi". Seduti insieme e un pò malconci (il chinino non fa bene alla salute) Mi risulta difficile seguire la conversazione; tutti cercano di intervenire. Cerco di farli parlare uno per volta, mentre le mie sigarette vanno a ruba e il crack continua a essere passato di mano in mano.
Riporto la seconda testimonianza che son riuscita a raccogliere.

Che ruolo avevi nella guerra civile?
Io sono il generale Bo e mi drogo perché sono stressato. Sostenevo Charles Taylor perché lui credeva in noi. Taylor era sostenuto dagli americani , lavorava per la General Service Agency, è stato messo in prigione e poi liberato dagli stessi americani [Taylor fu incarcerato nel 1984 a Plymouth, nello stato del Massachusets il 24 maggio ed evaso il 15 settembre 1985]. Agli americani non piaceva il presidente Doe perché voleva una Liberia più indipendente e trattava anche con l'Europa, però, secondo me, Doe era un dittatore come Gheddafi. Senti io ti dico queste cose, ma sono informazioni riservate e di solito si pagano, ma sei qui con noi e te lo dico. 
Non preoccuparti, ho trovato documentari sulla storia di Taylor, e non mi stai dicendo il tuo vero nome. Io personalmente non amo molto Taylor, tu cosa ne pensi?
Io amo Taylor, ed è pericoloso parlare male di lui perché è uno degli uomini più amati in Liberia. Le persone amano Taylor perché ha combattuto la dittatura di Doe ed è cresciuto in uno slum. Secondo me Taylor a suo modo ha cercato di di rompere un pò il potere che gli USA avevano qui in Liberia. Considera che qui riceviamo aiuti dagli USA ma  come una forma di prostituzione.
Cosa pensi tu di Taylor?
Ha fatto rituali di magia nera, quell'uomo può scomparire nella giungla. Per fare una cosa del genere devi prendere una parte della pelle della schiena e tenerla nel portafoglio se sei in una brutta situazione. In mezzo ai nemici Taylor faceva così e anch'io. Quando vogliono colpiti tocchi il portafoglio o la tasca e non ti possono vedere.
Però mi sembra di capire che sia Doe che Taylor fossero comunque legati al commercio con gli USA. 
Senti noi siamo una colonia degli USA, ogni cosa che abbiamo è data da loro, ma questo avviene da sempre. Gli USA sono sempre intervenuti nella nostra politica e in un certo modo Taylor faceva da tramite ma a me non dispiaceva, anche se none ra un uomo pacifico. L'ho conosciuto personalmente, era molto passionale, emotivo, carismatico.

Il 26 settembre 2013 Charles Taylor fu condannato a 50 anni di carcere dalla Corte dell'Aia, per Crimini di Guerra ed è attualmente detenuto in un carcere di massima sicurezza nel Regno Unito.

E come mi disserro appena arrivata in Liberia: "Welcome to USA".





venerdì 29 aprile 2016

La Liberia ai Tempi dell'Ebola

Connaught Hospiatl. Photographer Noah Goodrich.
Dopo tanto tempo che aspettavo di visitare la West Coast africana finalmente mi son decisa a partire, ma certo non mi immaginavo di trovarmi nel bel mezzo di un'epidemia di Ebola!
Ancora in Europa non si sapeva nulla, perché si sa: se i morti sono occidentali i media ne parlano, altrimenti tutto tace.
L'epidemia era partita dalla Guinea e non avendo chiuso le frontiere, si è subito propagata in Liberia e Sierra Leone. La modalità di trasmissione è attraverso i fluidi corporei e basta una semplice stretta di mano per contrarre il virus. Immaginiamo uno slum africano o i mezzi di trasporto dove le persone stanno ammassate per ore...
Avevo già avuto modo di conoscere gli standard sanitari in Repubblica Democratica del Congo e Sierra Leone dove ero andata da Emergency, per capire se erano pronti a far fronte ad un'epidemia e naturalmente si stavano attrezzando. In teoria la Liberia ha un sistema sanitario pubblico, in pratica se non puoi corrompere i medici in dollari statunitensi non vieni né visitato né curato. Inoltre negli ospedali non ci sono medicine e l'unico modo per procurarsele e cercare per svariate farmacie (nemmeno le farmacie spesso hanno le medicine) e comprarle privatamente. Non esistono risonanze magnetiche (strumento importante di diagnostica per immagini), mentre noi si, le abbiamo nei centri veterinari disponibili per chi volesse far operare il proprio animale domestico, non c'è chirurgia specializzata. Si sconsiglia caldamente di fare un'iniezione in ospedale in quanto gli aghi vengono utilizzati più volte senza essere adeguatamente sterilizzati. L'ospedale JFK (John Fitzgerald Kennedy) è in queste condizioni. Non molto diverse dall'ospedale Connaught ubicato a Freetown, dove le poche attrezzature che hanno sono inservibili per la mancanza di tecnici per la manutenzione delle stesse.
Forse è per questo che le persone si fidano poco della sanità e preferiscono rivolgersi a guaritori locali.Forse anche culturalmente la medicina occidentale viene vista con sospetto perché talvolta è stato uno dei volti della colonizzazione. A occuparsi principalmente di sanità sono infatti istituti religiosi ed è notevole che mi sia dovuta sorbire lunghe ramanzine da parte di suore, mentre ero ricoverata in un lebbrosario per via della malaria (si, la lebbra è decisamente meno contagiosa dell'ebola). Spesso le persone alternano medicine che comprano in strada, a singola pastiglia ( a volte scadute?) con l'aiuto di guaritori locali.
Mentally ill. Photographer Robin Hammond.
Per rendere l'idea: in tutta la Liberia non esiste un negozio di ottica, infatti i pochi a possedere un paio di occhiali sono missionari che li hanno comprati all'estero. Figuriamoci 'per prestazioni sanitarie più complesse.
Il governo ha dovuto prendere precauzioni per l'ebola e mandava pulmini che spiegavano che l'ebola era reale, in quanto molti non credevano nell'esistenza del virus. Del resto al pari dell'HIV e dell'omosessualità l'ebola (da parte di chi ci credeva) era una malattia importata dagli USA per indebolire la popolazione locale. Monrovia era quasi blindata, fuori dai negozi e dagli alberghi c'erano cisterne d'acqua e piccoli pacchetti di detersivo per potersi lavare le mani e le persone non si stringevano più la mano: la propaganda governativa aveva avuto effetto e quanto meno delle misure precauzionali erano state prese.
In tutto questo ero colpita come sempre dal modo di affrontare la situazione dalla gente locale. Le persone non erano nel panico e se prima negli slum si reppava sull'HIV ora si vendevano ovunque cd contraffatti di canzoni rap riguardanti l'ebola. Insomma, non si facevano prendere dalla paura.


mercoledì 27 aprile 2016

La Storia di Sweety

South Beach, Liberian's slum in Monrovia. Photofrapher Eva Menossi.
Quando ero a Monrovia abitavo proprio accanto a uno dei più grandi slum della capitale: South Beach. Scelsi quel posto perché mi permetteva di stare a contatto con le persone, di condividere con loro alcuni momenti, di mangiare insieme quelle poche cose che riuscivo a ingoiare data la malaria. Passai quasi una ventina di giorni a conoscere le persone che vivevano nello slum.
In Liberia oltre il 50% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, percependo mezzo dollaro al giorno. 
Gli slum sono agglomerati di baracche costruite in lamiera o con materiali di fortuna. Talvolta le abitazioni sono talmente piccole da poter ospitare solo un materasso. Durante la stagione dell piogge: che si estende per ben tre mesi da Maggio a Luglio gli abitanti degli slum non hanno case asciutte, in quanto l'acqua filtra attraverso il soffitto bagnando i materassi. Non c'è corrente elettrica ne tanto meno rete fognaria o acqua corrente: infatti gli abitanti si trovano  a mangiare esattamente vicino ai posti dove buttano i rifiuti organici e non: favorendo così la trasmissione di malattie come il colera. South Beach (il più grande slum di Monrovia dopo West Point) è abitato da ex-bambini soldato e dalle loro famiglie che senza un sussidi governativo o  accesso a cure mediche, si arrangiano come possono.
L'alto tasso di alcolismo è una conseguenza della situazione di disagio estremo in cui si trovano a vivere gli abitanti dello slum, così come tra bande differenti di diversi slum è uso pacificare i conflitti con l'assunzione di crack in comune, prodotto dagli scarti di cocaina (ben più costosa) che permette sia di evadere da una quotidianità senza futuro che dai numerosi disturbi psicologici che queste persone si trovano inevitabilmente ad avere. 
La situazione delle donne è inevitabilmente peggiore di quella degli uomini. Sottoposte a violenza dai mariti e a loro volta violente con i figli non si trovano ad avere molte alternative di vita.: la prima è vendere cibo che cucinano in casa o piccole merci come lattine di cibo (prese di solito da associazioni umanitarie e poi rivendute più volte) mentre la seconda e la più usata è la prostituzione.
Come sostiene Appaduray nei suoi numerosi studi svolti in India e Baglandesh, il fenomeno della prostituzione è strettamente legato alla povertà e alla necessità di denaro. Mi sentirei personalmente di aggiungere che la guerra, spezzando i legami familiari attraverso pulizie etniche, deportazioni etc...ha ulteriormente aggravato la situazione all'interno del paese, lasciando le persone ancor più prive di risorse economiche.
Molte donne dello slum si sono trovate nella condizione di prostitute già dai tempi della seconda guerra civile liberiana (1999-2003), quando ancora erano bambine. Il fenomeno della prostituzione in Liberia, specialmente a Monrovia è in costante crescita andando di pari passo con l'incremento della povertà (così come dicono i dati raccolti dal LISGIS -Liberia Institute of Statistic & Geo Information Service-). Vi è inoltre il fenomeno dello stupro come forma di iniziazione all'attività di prostituta.
Le prostitute degli slum lavorano principalmente e quasi esclusivamente la notte, non nella zona dove abitano e si dividono in due classi: le donne che si vendono ai bianchi e quelle che lo fanno con i propri connazionali. Questa differenza determina una diversa modalità di approccio (ovvero solo nel caso in cui una donna si prostituisca con un connazionale lavora per strada, mentre le altre più che altro si fanno offrire drink negli alberghi di lusso come tecnica di adescamento) nonché una differenza si status sociale ed economico (gli stranieri pagano meglio).
Fu grazie a un ragazzo che che abitava in una casa abbandonata che conobbi Sweety (il nome che mi disse fu solo quello che usava per lavoro), una prostituta a cui avevano tolto i figli e che viveva in una piccola baracca a ridosso della spiaggia che il mare si stava mangiando. Parlai a lungo con lei, le regalai i miei vestiti, mi protesse durante una rissa nello slum. Io hai tempi ero reduce dalla malria e assumevo chinino per guarire, lei aveva invece contratto la malattia del sonno (così si diceva nello slum, ma non vi è diagnosi medica che lo accerti), senza aver la possibilità di comprare delle medicine o di aver accesso agli ospedali.
Faceva la prostituta da quando aveva 13 anni, aveva iniziato durante la guerra civile e poi ha continuato fino ad oggi. Tra noi si è instaurata un'amicizia e mi ha parlato a lungo di sè.
L'ho intervistata per darle la possibilità di raccontare la storia e mi limito a riportare quellio che mi disse e che registrai.

Sweety. Photographer Eva Menossi
Ciao Sweety, io sono qui da un pò, hai voglia di raccontarmi un  di te? per esempio, spiegami perché sei così magra.
Sono molto malata, ho la malattia del sonno e non ho i soldi per le medicine. Spesso mi viene la febbre molto alta ma non posso farci niente. 
Quanti anni hai?
Ho 29 anni e vivo qui a South Beach nella casa che ti ho mostrato ieri. Sai che quando piove devo tirarmi il materasso sulla testa per non bagnarmi? Te l' ho detto? Sono nata qua  Monrovia o meglio, in un villaggio qua vicino e poi sono venuta qui nella capitale, perché c'era la guerra.
Si, mi ricordo di casa tua. Come sei diventata una prostituta?
Io lavoro come prostituta in strada. Non tutte lavorano in strada. Non ho soldi, posso fare solo questo lavoro, lo faccio perché mi mancano i soldi per vivere, cosa posso fare? Ho perso la mia famiglia durante la guerra quando ero piccola e avevo solo 9 anni. Ho iniziato a prostituirmi quando avevo tredici anni perché i miei amici mi facevano pressione. Sai, in realtà, ho iniziato prima credo... però non sono sicura...vedi loro mi hanno violentata [gli amici] quando avevo nove anni ed ero andata a fare la pipì. Mentre mi sono seduta mi hanno presa. Prima facevo la prostituta in un villaggio nella foresta, durante la guerra.

Non è bello quello che mi racconti, mi dispiace molto. Quanto ti pagano ora?
Sweety. Photographer Eva Menossi.
Mi pagano sui 150 o 200 $ liberiani [1 euro= 95.20 $ liberiani] e di solito ho 2 o 3 clienti a notte e quello che guadagno mi basta appena per vivere. Mi pagano poco perché vado con la gente di qui. Solo una volta sono andata con un bianco e mi ha pagata di più. Prendo poco però almeno non devo niente a nessuno: non ho un capo, lavoro per conto mio. Però non guadagno mai abbastanza soldi per pagare le medicine, non mi posso pagare le cure e non trovo nemmeno NGO che mi aiutino. 
Mi hai detto che hai dei figli...
Si, ho quattro figli, ma me li hanno portati via: per vedere mia figlia maggiore devo chiedere il permesso. Il governo me li ha portati via perché sono malata e non posso mantenerli, ma mi mancano, vorrei stare con loro. Mia figlia maggiore ha 14 anni e vive a Bona Beach, qui vicino, per questo ogni tanto riesco a vederla e mi aiuta a lavare i panni, è brava sai?
Ti droghi? Qui vedo che molti fanno uso di crack.
Si ma non c'è solo il crack, abbiamo anche altro, per esempio una droga chiamata "Italian Wine" si fuma anche quella, io la prendevo per stare un pò meglio.
Ma perché non vai in ospedale?
Non posso andare in ospedale! Non ho i soldi per pagare i medici e posso comprare solo le pastiglie che vendono in strada perché quelle della farmacia costano di più. Sai molte persone muoiono di malattia negli slum, specie adesso che c'è l'ebola, anche se dicono di avere un'unità apposta al JFK ti prendi l'ebola! Io non voglio andare, ti lasciano lì e ti isolano anche se non hai i sintomi.
Si, l'ebola è un'emergenza qui. Nessuno fa nulla secondo te?
Secondo me in Liberia non ci sono strumenti per combattere l'ebola. Figurati, negli ospedali non hanno le medicine. Io comunque non ho soldi e non posso andare in ospedale. La cominità internazionale un pò ci aiuta, ma non basta...lo vedi anche tu...
Tra poco devo andare a lavorare e mi devo preparare per andare a lavorare.
Sweety mangiamo qualcosa insieme qui? 
Non ho fame, ho la febbre oggi. Ci sei ancora domani?Non partire senza salutarmi!
No stai tranquilla, piuttosto bussa al convitto, e chiedi di me, ci vediamo domani.

Per il fenomeno dell'ebola in Liberia e Sierra Leone, nonché sulla sanità attendete il mio prossimo articolo.


domenica 24 aprile 2016

Il Generale Butt Naked & Io

La prima guerra civile liberiana (1989-1997), scoppiò nel tentativo da parte di gruppi ribelli di rovesciare il regime di Samuel Doe. Molte fazioni entrarono in gioco: tra cui la principale fu guidata da Charles Taylor (1948) che fondò l' NPFL ( National Patriotic Front of Liberia), supportato da Libia, Costa d'Avorio e Burkina Faso, le quali inviarono illegalmente l' l'80% delle milizie nel paese. Anche molti liberiani appartenenti al clan dei Gio e Mano ( Liberia del nord) perseguitati sotto il regime di Doe si unirono al NPFL.
Altri gruppi si affiancarono al movimento guidato da Taylor, mentre altri lo contrastarono
Warrior naked, Liberian.
sostenendo il presidente Doe. Nei vari gruppi in sostegno di Doe, vi era anche quello di Joshua Milton Blahyi (1952)  noto in battaglia come il generale "Butt Naked", in quanto portava all'attacco le sue truppe con le sole armi addosso. Butt Naked, divenne un'autorità religiosa nei Sarpo (nome indicante un ceppo linguistico, più che un'etnia; infatti questi ultimi sono inclusi etnicamente nei Krhan in Liberia) già all'età di 11 anni. Presso la sua gente divenne presto un capo, dato l'uso di eleggere il leader in base alla prestanza fisica e non per discendenza. Butt Naked era dunque uno stregone e un capo.
 La figura dello stregone è estremamente dibattuta e si tende a utilizzare lo stesso termine per persone che in base alla loro cultura di appartenenza utilizzano pratiche completamente diverse (uno stregone in Liberia agisce in maniera assai differente da un suo "collega" in Zimbawe). In Liberia (ma non solo) il ruolo dello stregone è soddisfare il bisogno di potere, di avanzamento di status, dare l'invulnerabilità in battaglia, rendere ricchi, etc...utilizzando la magia nera e facendo pagare i loro rituali profumatamente. Proprio per la protezione che potevano offrire in battaglia gli stregoni assunsero un ruolo centrale durante la guerra, permettendo così ai soldati (spesso bambini) di credersi invisibili al nemico o invulnerabili ai proiettili. La metodologia utilizzata specialmente presso i Krahn consistono principalmente in rituali cannibalici: la scelta della vittima e la parte del corpo scelta variano a seconda di quello che si desidera ottenere, la parte più preziosa del corpo è considerato il cuore che deve essere estratto dal petto ancora pulsante, infatti la vittima sacrificale deve essere viva affinché i suoi organi trasmettano il potere a chi li mangia. Le vittime devono essere in salute, e tanto più ricoprono un alto status sociale (un generale nemico per esempio) tanto più ne trarrà potere chi ne mangia il corpo.
Butt Naked era un assiduo sostenitore delle pratiche cannibaliche e a suo carico sia come combattente che come stregone si attribuiscono circa 20.000 morti (numero non verificato). Nel 1996 però divenne cristiano e si convertì, diventando così un predicatore.
Dopo aver letto numerosi studi antropologici sul cannibalismo nella West Coast africana ed aver preso un biglietto per Monrovia, mi armai di coraggio e pazienza e mi misi alla ricerca di Butt Naked. Dopo giorni di ricerca andati a vuoto e con l'aiuto di un tassista riuscì finalmente a scoprire la sua abitazione. Butt Naked vive in una tranquilla villetta in muratura (non è affatto scontato che le case siano in muratura), insieme alla sua famiglia in una zona non centrale di Monrovia.
Joshua Milton Blahyi durante una conferenza
La mia impressione quando lo vidi non fu buona, anzi possiamo dire pessima. Aveva poco tempo in quanto doveva andare a predicare nella sua chiesa, e una delle prime cose che mi disse è che mi avrebbe concesso un'intervista di 3 ore se fossi ritornata in quanto era abituato a rilasciarne e lì attaccò l'elenco delle varie emittenti televisive che lo avevano contattato tra cui la CNN. D'accordo, mi dava decisamente sui nervi, avevo l'impressione che facesse tutto questo per ottenere visibilità e percepivo in lui un narcisismo davvero raro, ma dopo averlo cercato tanto, ho dissimulato la cosa e mi sono accontentata del tempo che aveva in quel momento a disposizione.
Di seguito riporto l'intervista che ho svolto con lui, sul balcone di casa sua.

Lei combatteva in favore di Doe giusto?
Io prima di convertirmi ero uno dei leaders che lottavano contro Taylor a favore del presidente Doe, certo. Siamo stati il gruppo più famoso ad aver sostenuto Doe, tanto che dopo la sua morte e l'insediamento di Taylor alla presidenza abbiamo continuato a lottare fino al 1997.
Vi chiamano "Warriors Naked" mi spiega a che cosa è dovuto?
Combattevamo nudi, alcuni avevano pitture che si facevano attraverso terre di vari colori, è un usanza che serve a proteggere la società segreta dei Krhan. 
Lei è famoso per aver compiuto numerosi atti di cannibalismo, è la verità?
Si, lo è. Il nostro rituale di battaglia consisteva nel mangiare il cuore di un bambino vivo, in quanto noi crediamo che questo ci ripari dai proiettili e ci renda invisibili. Non a caso molte persone hanno provato a spararmi ma i proiettili non entravano, per questo penso che il rituale funzioni.
Avevate altri rituali di questo tipo?
Un'altra delle nostre usanze di battaglia era la modalità di uccisione del nemico, estremamente brutale, per cui facevamo il corpo a pezzi e ne spargevamo le parti intorno per incutere terrore, questo almeno era quello che accadeva quando li catturavamo: è un rituale della paura.
Però non parliamo di questo, ho smesso di compiere queste cose quando ho incontrato Gesù e mi sono convertito al cristianesimo. Ho convertito molte persone anche molto importanti, come il generale Devil o il generale Sandokan. Quando mi sono convertito molte televisioni mi hanno intervistato. 
E com'è successa questa sua conversione?
Io ero seduto e ho sentito dietro di me una voce che parlava nella mia lingua, mi chiedeva se volevo accettare di essere convertito e vivere a lungo o se preferivo non accettare e morire. Poi ho visto Gesù, era completamente avvolto in una luce molto brillante. Così ho cambiato vita.
Io vedevo gli Spiriti come vedo Lei ora, ma ho incontrato qualcosa di più forte degli Spiriti, così ho iniziato a prendere potere da Gesù e ho smesso di uccidere, ho confessato i miei peccati. Sono andato da un pastore per imparare ad essere cristiano e sono tornato nel mio villaggio ma ho smesso di uccidere perché Dio ci proteggeva.
Quindi lei non era cristiano prima?
No, prima ero animista e credevo negli Spiriti della mia tribù e del mio villaggio: noi vediamo gli Spiriti. 
Ed è connesso a questo il cannibalismo, mi pare di capire.
Si, noi avevamo bisogno di sacrifici umani, in quanto crediamo che vuoi diventare potente devi mangiare carne umana fresca. Poi, però, ho incontrato Dio: l'ho visto!
Forse tocco un argomento delicato, ma non ha sensi di colpa per quello che ha compiuto in passato? si è mai rivolto a uno psicologo?
Ora ho dei flashback di quanto facevo in passato. Io voglio convincere la gente in tutto il mondo a non fare queste cose!
Non è una buona cosa per un essere umano uccidere. Ora sono libero e ho una moglie e dei figli, ma alcuni non hanno dimenticato il mio passato e temo per la vita della mia famiglia e vado con loro ovunque. Conduco una vita molto difficile. 
Ma per tornare alla sua domanda le dico che molti hanno avuto un passato come il mio e si drogano, mentre l'unica cosa che può aiutarmi adesso è Dio, Gesù Cristo, io credo in Lui, Egli dimentica i peccati e ti incoraggia ad andare avanti: questa è la mia fede. La fede aiuta come la psicologia, perché trovi la verità, altrimenti vivi come in un film.Se credi puoi vivere ancora, se credi puoi dimenticare. Nella realtà di tutti giorni è la fede che aiuta. 
Ho gli incubi su quello che ho fatto: so già che stanotte mi accadrà perché ne ho parlato e sono tornato indietro. Dovrò pregare molto per farli andare via: ma questa è la mia fede che mi salva, perché poi mi siedo e sono tranquillo.
Ho detto a molte persone del mio villaggio che il loro non è il modo giusto di vivere: mangia mucche, capre e pesci per diventare forte, non carne umana fresca: questo predico adesso! 
Molte persone che hanno combattuto con me ora sono per strada, mentre altri vivono qui nel quartiere che chiamiamo Chocolate City e preghiamo insieme perché quando compivano quegli atti erano molto piccoli e ora cerco di riabilitarli.
Quindi reclutava anche bambini nel suo esercito...
Si, erano piccoli, avevano 9 o 10 anni quando gli insegnavo a sparare e a uccidere.
Mi scusi ora devo andare in Chiesa ora, ripassi più tardi, verso sera, posso concederle un intervista di 3, ma anche 4 ore se vuole. Sa sono famoso.
Non la disturbo oltre. La ringrazio per la disponibilità.
Si certo! ma venga! sa sono famoso!

Beh che dire...pensare che il tutto sarebbe stato evitabile grazie alla consulenza di un buon nutrizionista!












sabato 23 aprile 2016

Un Sogno Chiamato Liberia

Liberian' s Warrior. Photographer Crhis Hondors.



Sognavo la Liberia. La sognavo da anni. Un luogo chiamato Liberia ha il sapore della libertà.
Un luogo dove dagli Stati Uniti riportavano indietro gli schiavi affrancati, i quali finalmente potevano essere uomini e non più schiavi. Decisi che sarei andata, avrei visto coi miei occhi quel piccolo stato africano. Poi ho misi da parte le fantasie e prima di partire mi sono armata di libri e ho iniziato a vedere documentari e venni a sapere come la fondazione della Liberia (1849) era in realtà una manovra da parte degli Stati Uniti per continuare il commercio quando la schiavitù non rendeva più come nei tempi passati.



Mi incuriosiva specialmente capire come si sentissero queste persone che dopo essere state private della libertà per generazioni erano finalmente tornate a "casa". L'essere umano tende a riproporre ciò che ha visto e ha vissuto, tenderà a riformare legami e ad educare i figli così come a sua volta è stato cresciuto ed educato questa è la base che propone John Bowlby nella  "Teoria dell'Attaccamento"(JohnBowlby, 1958). Il riprodursi di legami di un certi tipo va ben al di là di come ha teorizzato e ben dimostrato Bowlby nell'interazione madre-bambino, infatti lo stesso meccanismo viene applicato a gruppi di esseri umani adulti che essendo cresciuti in condizioni di sfruttamento a loro volta tenderanno a replicarlo, se ne avranno la possibilità. Così mi sono spiegata la presa di potere dei primi africani rimpatriati africani verso gli autoctoni, con cui intrattennero relazioni di sfruttamento per le risorse economiche, in modo da poter loro stessi detenere un potere economico-politico attraverso il commercio di beni con gli USA. La stessa American Colonization Society aveva appunto deciso di utilizzare ex-schiavi per intrattenere rapporti commerciali con la West Coast africana.
Avevo visto immagini di torture, di uomini uccisi, di bambini usati come spie e uccisi. Ma questo era per me finito nel 2003. Ora la popolazione come viveva? e le persone che avevano partecipato alla guerra ed erano ex-bambini soldato ora cosa facevano? Però era anche pur vero che il primo presidente democratico dopo 133 anni di predominio politico americano aveva messo fine quanto meno allo sfruttamento economico statunitense in questo piccolo paese. D'accordo c'erano state dittature dalla proclamazione dell'indipendenza in Liberia, però era pur sempre diventata indipendente. Certo Samuel Doe non era un santo, non riuscì a gestire la democrazia in Liberia, probabilmente a causa di un retaggio culturale africano in cui all'interno di un territorio prevale un clan (per noi il "territorio" è ciò che definiamo "stato"), e lui essendo un Krhan (clan del Sud Est liberiano) tendette ad avere favoritismi a persone che erano in parentela con lui. Vero, non fu capace di tenere sotto controllo i clan che popolavano lo stato-nazione chiamato Liberia e certamente se non fosse stato introdotto ed applicato un concetto statale non africano non sarebbero sorte tensioni così forti. Però Samuel Doeprovò di fatto a instaurare uno stato democratico nel 1984. Provò a creare uno stato  multipartitico, anche se poi si rivelò un fallimento. Però l'NPFL (National Front Patriotic of Liberia) guidato da Charles Taylor lo uccise nel 1990, e s,i lo sapevo, ma ancora non mi sentivo di sottovalutare il tentativo che aveva fatto Doe.
Due cose non riuscivo in realtà a coniugare: quello che avevo immaginato sulla Liberia e le fotografie delle due guerre civili e dei documentari che mi era capitato di vedere dopo molte ricerche.
E i famosi Warriors Naked (così  denominati in quanto si battevano nudi e con pitture tribali che gli ricoprivano il corpo, strenui sostenitori di S.Doe contro la fazione di C. Taylor), che avevano combattuto in entrambe le guerre civili, ora erano in prigione o erano tornati ad essere reintegrati nel clan dei Krahn? Come la società si era ricostruita dopo un conflitto che aveva puntato tutto sul distruggere le maglie sociali attraverso stupri per differita? D'accordo la Liberia era nata a fatica, c'erano stati soprusi e una serie di dittature, i rapporti tra rimpatriati e nativi non erano andato per il meglio in quanto i primi forse si sentivano più statunitensi e si sentivano forse "culturalmente superiori", per essere nati tra i "bianchi" e nell'intraprendere rapporti economici con loro.

Decisi di partire.